"Sono malato?" "Ho una malattia mentale?" "Ho un disturbo?": una domanda da esplorare
"Sono malato? Ho una malattia mentale? Ho un disturbo?" È una domanda che ricorre spesso nei percorsi di sostegno psicologico. Chi se la pone può vivere ansia e inquietudine, con effetti su sonno ed energie. Il bisogno di collocarsi entro i confini della normalità può diventare quasi un'ossessione, la ricerca di una certezza a ogni costo. Invito a fermarsi un momento e a chiedersi che cosa significhi davvero questa domanda e che cosa comporti cercare di rispondervi.
Nota: questo articolo è una riflessione e non sostituisce una valutazione clinica. Se hai dubbi sul tuo stato di salute, rivolgiti a un professionista.
La natura del pensiero
Ogni riflessione nasce da una domanda e si conclude con una risposta. Alcune risposte, però, possono bloccare il pensiero, rendendolo sterile o ripiegato su se stesso. Qui mi concentro sulla domanda in sé, osservandola e cercando di comprenderla prima di affrettarmi a rispondere.
Domande chiuse e risposte limitate
"Ho una malattia mentale?" è una domanda chiusa, con risposte predefinite: sì o no, e se sì, quale. Incanala il pensiero in un binario stretto e impedisce di vedere una terza via. L'alternativa è non rispondere subito, restare "al principio del sentiero" e osservare ciò che ci circonda.
Dove possono portare le risposte
- Un luogo rassicurante. Dopo una diagnosi si può provare sollievo, come se si fosse trovata un'ancora. Ma le ancore trattengono e possono anche immobilizzare.
- Una risposta difficile da usare. Le categorie diagnostiche (ansia, depressione, schizofrenia, nevrosi…) sono strumenti pensati soprattutto per chi lavora nella salute mentale, e per chi le riceve non sempre è chiaro come utilizzarle.
- Degli occhiali forti. Riconoscersi in una "malattia" è come indossare lenti che filtrano la realtà, mostrando solo alcuni colori e oscurando la ricchezza delle differenze individuali.
Un'altra prospettiva
Le ancore servono in mare, non sulla terraferma: nessuno le usa per parcheggiare l'auto. Allo stesso modo le diagnosi sono utili in situazioni e per scopi specifici: la loro utilità è "situata", legata ai contesti. Questo non significa negare la sofferenza né l'utilità di una valutazione quando serve, ma ricordare che una diagnosi è uno strumento e non l'intera persona.
Riflessione finale
Come scrive A. Salvini, ogni società storica produce e riproduce gli uomini e le donne e le loro attrezzature mentali conformi. Ogni domanda merita di essere esplorata, non necessariamente risolta.
Per approfondire
- Iudici, A. e Salvini, A., La mente "malata".
- Foucault, M., Storia della follia.
Se senti il bisogno di parlare della tua situazione o stai valutando un percorso psicologico, contattami: ricevo a Padova e online. Leggi anche come capire la differenza tra psicologo e psicoterapeuta.
