“Mio figlio fa lo stupido, ma per ragioni serie”
Ti è mai capitato di guardare tuo figlio e pensare "ma perché fa così? Non ha senso"? Rimanda i compiti fino all'ultimo, risponde male proprio quando cerchi di aiutarlo, fa l'esatto contrario di quello che gli chiedi. In quei momenti è facile concludere che qualcosa non va: che sia pigro, svogliato, o che "non capisca niente". In questo articolo ti propongo un altro modo di guardare questi comportamenti, che è il punto di partenza di tutto il lavoro con i genitori.
"Mio figlio fa lo stupido, ma per ragioni serie".
Riflettiamo insieme su questa affermazione. Non è una battuta. È un cambio di prospettiva. Significa partire dall'idea che anche i comportamenti che non ci piacciono abbiano un senso per chi li mette in atto. I figli non hanno un guasto da riparare: sono persone che, con i mezzi che hanno - a volte pochi, per la giovane età -, stanno cercando di ottenere qualcosa, di comunicare qualcosa o di proteggersi da qualcosa.
Vorrei che ora pensassi ad un comportamento che pensi sia problematico di tuo figlio o tua figlia. Per un attimo prova ad uscire dal dover stabilire se va bene o non va bene, se è sano o è malato, se è giusto o sbagliato. Prova invece a chiederti quali ragioni (serie) potrebbero starci dietro: è un modo per proteggersi da una paura (di fallire, di risultare antipatico, di perdere l’autonomia)? Oppure è un modo per comunicare qualcosa di importante? Oppure…. ?
Due modi di leggere la stessa situazione
Se abbiamo un’idea delle ragioni l’effetto su di noi è completamente diverso.
Prova a confrontare queste due frasi:
- "Sono preoccupato perché mio figlio non mi ascolta."
- "Mia figlia sente il bisogno di mostrarmi che non mi ascolta, forse per sentirsi un po' più grande."
La situazione è la stessa, ma le emozioni che suscitano sono molto diverse. La prima genera allarme e frustrazione. La seconda lascia spazio alla curiosità, e anche a un po' di tenerezza. E quando cambiano le tue emozioni, cambia il tono con cui parli a tuo figlio: meno gravità, meno urgenza, meno scontro. A sua volta, tuo figlio o tua figlia risponderà in modo diverso.
Non si tratta di trovare la spiegazione "giusta". Si tratta di presupporre che una spiegazione esista, e che abbia a che fare con i pensieri, i desideri e le emozioni di tuo figlio.
Cosa dice la ricerca: la capacità di "leggere la mente"
In psicologia questa capacità ha un nome: mentalizzazione. Peter Fonagy e i suoi colleghi la descrivono come la capacità di comprendere il comportamento, proprio e altrui, come espressione di stati mentali: pensieri, intenzioni, emozioni, bisogni.
Quando questa capacità riguarda un genitore nei confronti del figlio, Arietta Slade parla di funzione riflessiva genitoriale. Un genitore con una buona funzione riflessiva non smette di arrabbiarsi o di preoccuparsi. Però riesce, prima o poi, a chiedersi: "cosa sta succedendo dentro di lui, adesso?". Le ricerche mostrano che questa capacità è legata a relazioni più sicure e a figli che imparano meglio a regolare le proprie emozioni.
La buona notizia è che non è una dote innata: si può allenare.
Il rispetto come punto di partenza
Masoni chiama questa competenza, semplicemente, rispetto. Rispettare i figli non significa approvare tutto quello che fa. Significa riconoscergli intelligenza e intenzioni anche quando sbaglia.
Se non presupponiamo che ci sia una ragione, siamo portati a pensare che ci sia un difetto. E un figlio che si sente guardato come "difettoso" tende, purtroppo, a ribellarsi o a confermare quello sguardo.
Prova allora a fare un piccolo esercizio di immaginazione. La prossima volta che tuo figlio fa qualcosa che ti esaspera, invece di pensare "fa sciocchezze", prova a pensare: "mi sta mostrando questa sciocchezza per ragioni che, dal suo punto di vista, sono del tutto rispettabili". Non devi sapere subito quali siano. Basta lasciare aperta la domanda.
Capire non vuol dire giustificare
Un dubbio frequente: "se cerco sempre le sue ragioni, non finirò per giustificare tutto?". No. Capire perché un figlio fa una cosa e decidere come rispondere sono due passaggi diversi. Anzi, le risposte più efficaci nascono quasi sempre da una buona comprensione: è difficile rispondere bene a qualcosa che non abbiamo capito.
Nei prossimi articoli vedremo come questo sguardo si applica alle emozioni e alle regole.
Nel percorso con i genitori lavoriamo proprio su questo: rileggere insieme le situazioni che vi preoccupano, per trovare il senso che hanno per vostro figlio.
Per approfondire
M.V. Masoni, Genitore coach, Bruno Editore, 2008.
P. Fonagy, G. Gergely, E.L. Jurist, M. Target, Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del Sé, Raffaello Cortina, 2005.
A. Slade, "Parental reflective functioning: An introduction", Attachment & Human Development, 7(3), 2005.
Continua la lettura: Quando un figlio fatica, perché il percorso coinvolge i genitori · “Cambia il significato, cambia l’emozione”: capire le emozioni di tuo figlio · “Faccio le stesse cose per essere lo stesso”: come i figli costruiscono chi sono
Vuoi approfondire questo tema? Leggi la pagina Psicoterapia per Adolescenti a Padova.
