“Guai a te se lo fai”: quando lo scontro si sposta su ciò che conta di più

Due sedie colorate su piedistalli, immagine dei due punti di vista

Hai mai avuto l'impressione che tuo figlio sappia esattamente dove colpire? Se per te la scuola è la cosa più importante, è lì che arrivano i brutti voti. Se ti preoccupano le sue amicizie, sono proprio quelle a diventare un problema. Non è una coincidenza, e non è nemmeno cattiveria. In questo articolo vediamo perché succede e cosa possiamo imparare da questo meccanismo.

Il "no" va dove si sente di più

Nell'articolo precedente abbiamo visto che, per molti adolescenti, dire "no" è un modo per sentirsi più grandi. Un "no" però funziona solo se viene notato. E viene notato di più là dove i genitori hanno investito di più.

Masoni lo osserva spesso con le famiglie che si rivolgono a lui per difficoltà scolastiche. Il messaggio dei genitori è chiaro, ripetuto da anni: "la scuola è il tuo dovere, il tuo mestiere, studia". La risposta del figlio arriva sullo stesso terreno, andando male a scuola. Lo stesso può succedere con le amicizie, con l'ordine, con lo sport: con qualsiasi tema su cui la famiglia abbia insistito molto.

Un'avvertenza importante: questo non significa che i genitori abbiano "causato" il problema. Le difficoltà di un figlio hanno sempre molte origini. Significa piuttosto che ciò su cui insistiamo di più rischia di diventare il terreno preferito del confronto.

"Guai a te" può suonare come una sfida

Masoni usa una frase provocatoria: "dire 'guai a te se fai questo' è un po' come dire 'ti prego, fai questo'".

È un'esagerazione voluta, ma coglie qualcosa di vero. Come abbiamo visto parlando delle regole, un divieto carico di minaccia comunica anche che il genitore si aspetta di essere disobbedito. E agli occhi di un adolescente che cerca di sentirsi autonomo, quel divieto indica con precisione dove la sua disobbedienza farà più effetto.

Non vuol dire rinunciare ai divieti importanti. Vuol dire che il modo in cui li comunichiamo conta: con calma, spiegando le ragioni, senza trasformarli in una prova di forza.

Lo studente che ricomincia a studiare

Masoni racconta un esempio che molti genitori riconoscono. Un ragazzo di seconda liceo ha amici, ha una ragazza, e dei libri non gli importa nulla. Arriva una pagella piena di insufficienze. Quello che lo spinge a ricominciare a studiare non sono le raccomandazioni della madre, ma lo sguardo di disistima dei compagni.

Dal suo punto di vista, il ragionamento è semplice: "non posso studiare se è la mamma a dirmi di studiare". Se lo facesse, avrebbe la sensazione di obbedire, e quindi di essere ancora piccolo. Studiare per sé, o per i compagni, invece, è una scelta sua.

Il clima conta più del controllo

Le ricerche di Håkan Stattin e Margaret Kerr hanno cambiato il modo di pensare al "controllo" dei genitori sugli adolescenti. Per anni si è pensato che i genitori più informati sulla vita dei figli fossero quelli che controllavano di più. I loro studi hanno mostrato che non è così: quello che i genitori sanno dipende soprattutto da quello che i figli raccontano spontaneamente.

E i figli raccontano di più quando sentono un clima di fiducia, quando non temono reazioni eccessive, quando si sentono ascoltati. Insomma, se lo scontro si concentra su ciò che conta di più, la strada non è stringere i controlli, ma rendere possibile il dialogo.

Cosa portare a casa

Se c'è un tema su cui tu e tuo figlio vi scontrate sempre, vale la pena chiedersi: quanto è importante per me? Quanto ne ho parlato negli anni? Come gliel'ho comunicato? Non per sentirsi in colpa, ma per capire perché proprio quel terreno sia diventato il campo del confronto.

Come iniziare

Negli incontri proviamo a capire insieme quali temi sono diventati terreno di scontro nella vostra famiglia, e come restituire al figlio la possibilità di scegliere senza sentire di obbedire o di sfidare.

Per approfondire

Continua la lettura: Adolescenza e bisogno di autonomia · “Qui comando io”: perché non funziona. Dal controllo all’autorevolezza

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