Adolescenza e bisogno di autonomia

Due bambini in piedi in un parco giochi

Fino a dieci o undici anni tuo figlio ti ascoltava con fiducia. Poi, quasi da un giorno all'altro, sembra che ogni tua proposta incontri un "no". Non vuole venire dai nonni, non vuole fare i compiti quando glielo chiedi, non vuole raccontarti la sua giornata. Molti genitori vivono questo passaggio come un rifiuto personale. In questo articolo proviamo a guardarlo da un'altro punto di vista: quello dei figli.

Dovrei essere grande, ma non lo sono ancora

L'adolescenza non è solo la pubertà. È soprattutto il tempo in cui i ragazzi sentono che è arrivato il momento di essere autonomi. Il mondo intorno a loro glielo ripete in mille modi: "alla tua età dovresti...", "comportati da grande".

Allo stesso tempo, sanno benissimo di non esserlo ancora. Non hanno le competenze degli adulti, non hanno un loro stipendio, non conoscono il linguaggio del mondo adulto. È una posizione molto frustrante: dovrei essere grande, ma so di non esserlo.

Autonomia non vuol dire distacco

Secondo la Self-Determination Theory di Edward Deci e Richard Ryan, l'autonomia è uno dei tre bisogni psicologici fondamentali di ogni persona, insieme alla competenza e alla relazione.

Ma attenzione: in questa teoria autonomia non significa indipendenza o distacco. Significa sentire che quello che faccio nasce da me, che lo scelgo e lo condivido, anche quando qualcun altro me l'ha proposto. Gli studi di Bart Soenens e Maarten Vansteenkiste distinguono proprio tra:

Un adolescente può essere molto autonomo e, allo stesso tempo, molto legato ai genitori. Anzi, le ricerche mostrano che la maggior parte dei ragazzi continua ad avere bisogno della famiglia, anche se lo dimostra in modi meno evidenti.

Quando invece i genitori rispondono al bisogno di autonomia con più controllo, i "no" tendono ad aumentare: l'unico modo per sentirsi autonomi resta opporsi.

Gli adolescenti di oggi

Psicoanalisti come Gustavo Pietropolli Charmet e Matteo Lancini hanno descritto bene i ragazzi di oggi. Sono cresciuti in famiglie più affettuose e meno punitive di un tempo, e spesso non temono tanto la colpa quanto la vergogna: non essere visti, non essere all'altezza, deludere le aspettative.

Lancini mette in luce un paradosso: chiediamo ai ragazzi di "essere se stessi", ma spesso intendiamo "a modo nostro". Molte opposizioni nascono proprio qui, dal bisogno di trovare una propria strada in mezzo alle aspettative degli adulti.

Quindi, quando dice "no" sta crescendo?

In un certo senso sì. Il "no" dell'adolescente è spesso il segno che sta cercando la propria autonomia. Non è sempre piacevole, e non significa che vada accettato tutto. Ma leggerlo come un bisogno, invece che come un affronto, cambia il modo in cui ti senti e il modo in cui rispondi.

C'è anche l'altra faccia: anche i tuoi "no" aiutano a crescere, se sono pochi, chiari e dati con rispetto. Sono un confine contro cui il figlio può misurarsi in sicurezza.

Come iniziare

Nel percorso proviamo a distinguere i "no" che esprimono un bisogno di autonomia da quelli che segnalano una difficoltà più profonda, e a trovare insieme il modo di rispondere a entrambi.

Per approfondire

Continua la lettura: “Qui comando io”: perché non funziona. Dal controllo all’autorevolezza · “Guai a te se lo fai”: quando lo scontro si sposta su ciò che conta di più · “Faccio le stesse cose per essere lo stesso”: come i figli costruiscono chi sono

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